Piani di zona. Partecipare per contare

Piani di zona. Partecipare per contare

Il volontariato trevigiano è da sempre attivo nei Piani di Zona. Certamente con alterne fortune, ma sempre con dedizione e passione.

Alcune domande per capire meglio di cosa parliamo.

Cos’è il Piano di zona?

Alcuni definiscono il Piano di zona come “il piano regolatore” dei servizi sociosanitari. Più semplicemente si tratta di un documento di programmazione territoriale di durata quinquennale, con il quale, in ciascun ambito territoriale, Comuni e Ulss mettono a punto le politiche sociosanitarie rivolte alla popolazione.

Cosa contiene?

Obiettivi precisi, azioni mirate, risorse dedicate, in armonia con il Piano regionale dei servizi alla persona e alla comunità.

A cosa serve?

A costruire un sistema integrato di interventi e servizi, attraverso la collaborazione di più soggetti. E, prima ancora, ad  approfondire i bisogni del territorio, riflettere sull’organizzazione dei servizi, elaborare nuove forme di intervento, destinare
risorse aggiuntive.

Quali sono gli ambiti di competenza?

In base alla legge quadro sui Servizi sociali(328/2000) il Piano di zona deve contenere obiettivi di intervento in aree tipicamente sociali e in quelle dove si richiede una forte sinergia tra servizi sociali e sanitari: minori, giovani e famiglia, anziani, tossicodipendenze, salute mentale, disabilità, immigrazione, povertà ed emarginazione.

Quali sono gli attori pubblici coinvolti?

Comune e Ulss, innanzitutto, con un ruolo di promozione, governo e direzione del processo di realizzazione del Piano. Il gruppo guida, composto dall’Esecutivo dei sindaci e dalla Direzione dei servizi sociali dell’Ulss, promuove la programmazione partecipata, attivando gruppi di lavoro territoriali e gruppi di analisi e approfondimento per le diverse aree. Una volta redatto, il Piano viene sottoposto all’approvazione della Conferenza dei sindaci e successivamente alla sottoscrizione di tutti i Comuni.

E Regione e Provincia?

La Regione, attraverso la programmazione, indica gli obiettivi prioritari a livello locale, destinandovi risorse specifiche, inoltre valuta la coerenza del Piano con le politiche regionali. La Provincia svolge un ruolo di coordinamento politico e tecnico sul territorio. Infine vengono coinvolti, rispetto ad ambiti specifici, anche il mondo della scuola e l’apparato della giustizia.

Quali sono gli “attori privati”?

Le associazioni di volontariato, le cooperative sociali, le rappresentanze dei cittadini, le organizzazioni sindacali e le imprese. In particolare le associazioni sono fondamentali, in fase di programmazione, per identificare i bisogni non soddisfatti dalle azioni pubbliche, per far emergere i disagi sommersi e concentrare l’attenzione sulle aree di maggior fragilità. Sul fronte attuativo diventano una risorsa preziosa per la gestione di alcuni progetti e una voce importante in fase di valutazione dei risultati.

Strumento rigido o flessibile?

Nessuna rigidità; per la sua attuazione prevede, in ogni area, un gruppo di monitoraggio dove si incontrano periodicamente rappresentanti dell’Ulss, dei Comuni, del volontariato e i referenti tecnici dei progetti. Può anche accadere che alcuni progetti non si realizzino per mancanza di risorse, o che, al contrario, ne vengano inseriti altri se si attivano in itinere nuove risorse o specifiche sinergie

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